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   Wednesday 08 February 2012 01:36
 
 

Storia del Torino

Il primo campionato di calcio in Italia si svolse nel 1898, seppur ridotto a quattro sole squadre, di cui tre di Torino: il torneo fu vinto dal Genoa che superò in finale l'Internazionale Torino dopo aver battuto in semifinale l'F.C. Torinese, situazione che si ripetè anche nel 1899. Così, per ovviare allo strapotere dei liguri, le due squadre torinesi decisero di fondersi: il nome rimase F.C. Torinese e la sostanza non cambiò anzi, dopo aver perso la terza finale consecutiva nel 1901 ancora contro il Genoa, negli anni seguenti i torinesi alternarono risultati più o meno deludenti, fino al 1905. Fu allora che la squadra più importante della città, la Juventus, si aggiudicò il campionato per la prima volta. Ma a questo punto qualcosa si ruppe all'interno dei campioni d'Italia e nell'inverno del 1906 un gruppo di dissidenti, capitanati dal bizzarro svizzero Alfred Dick, lasciarono la Juventus e, dopo qualche giorno di riflessione, si ritrovarono tutti il 3 dicembre 1906 alla birreria Voigt in via Pietro Micca per fondare il Football Club Torino nominando la sera stessa il primo presidente della socetà, lo svizzero Hans Schoembrod. La prima partita ufficiale tardò solo 13 giorni: il 16 dicembre 1906 il Torino battè la Pro Vercelli per 3-1, mentre nel 1907 la squadra prese parte al primo campionato della sua storia, classificandosi seconda nel girone finale. Lo stadio era il "Velodromo Umberto I". Nelle prime stagioni, tuttavia, i risultati furono piuttosto altalenanti, fino alla sospensione del campionato 1914-'15 per lo scoppio della prima guerra mondiale: lo scudetto fu assegnato d'ufficio al Genoa nonostante il Torino avresse vinto l'unica finale disputata, quella di andata, per 6-1. Il primo anno di gloria per il Toro fu il 1925 quando fu eletto presidente il Conte Marone di Cinzano che acquistò tre autentici campioni come Julio Libonatti, Antonio Janni e Gino Rossetti, il leggendario trio delle meraviglie, che portarono il primo scudetto, anno 1927, misteriosamente revocato per un presunto e mai chiatiro tentativo di corruzione nei confronti del terzino juventino Allemandi. Il primo titolo arrivò comunque l'anno successivo, in volata su Genoa, Juventus ed Alessandria. Seguono anni di apparente flessione, in realtà era in cantiere la squadra del secolo: Adolfo Baloncieri, uno dei reduci dello scudetto del '28, dopo aver tentato la carriera di allenatore, si dedicò al settore giovanile, a quelli che divennero poi i Balon Boys ('ragazzi di Baloncieri'). I primi risultati si videro con la vittoria in Coppa Italia nel 1936. Il tutto unito, nel 1939, all'avvento alla presidenza di Ferruccio Novo, che volle creare un Toro imbattibile. L'acquisto di Franco Ossola fu il primo tassello di quello che tutto il mondo conosce come il Grande Torino. Ecco arrivare uno dopo l'altro Gabetto, Ferraris e poi, nell'estate 1942, l'acquisto di Ezio Loik e di Valentino Mazzola dal Venezia in cambio di un bel gruzzolo di milioni più Petron e Mezzadri. Una squadra che è leggenda, capace di vincere cinque scudetti consecutivi ed una Coppa Italia a cavallo della seconda guerra mondiale e che solo il destino, il piovoso 4 maggio 1949, ha saputo piegare. Di ritorno dalla gara amichevole disputata a Lisbona contro il Benfica per celebrare l'addio al calcio del portoghese Françisco Ferreira, l'aereo che riportava a casa l'intera squadra granata si schiantò contro la Basilica di Superga. Le vittime totali furono trentuno: 18 giocatori, i due tecnici Erbstein e Lievesley, tre dirigenti, altrettanti giornalisti e cinque membri dell'equipaggio. Nessun superstite, l'Italia intera rimase incredula, quei ragazzi che avevano rappresentato con le loro vittorie ed il loro modo di essere il risveglio dalla terrbile esperienza della guerra erano stati spazzati via dal Fato in pochi secondi. Da ogni parte del mondo arrivarono messaggi di solidarietà ai famigliari delle vittime ed a ciò che rimaneva della società. Questi i calciatori che morirono nello schianto: Valerio Bacigalupo, Aldo Ballarin, Virgilio Maroso, Giuseppe Grezar, Eusebio Castigliano, Mario Rigamonti, Romeo Menti, Ezio Loik, Guglielmo Gabetto, Valentino Mazzola, Franco Ossola, Danilo Martelli, Pierino Operto, Dino Ballarin, Rubens Fadini, Julius Schubert, Ruggero Grava, Emilio Bongiorni. Ripartire fu difficilissimo: per certi versi si può dire che la storia del Toro a grandi livelli finì in quel maledetto giorno, a parte il fugace momento di gloria vissuto venticinque anni dopo. Il Toro non fu più lo stesso soprattutto dal punto di vista economico, con Novo che sognava di ricostruire una squadra fortissima, ma finì solo per rovinare le casse della società che rischiò più volte il fallimento. Così, dopo stagioni vissute nell'ombra, nel 1959 arrivò inevitabile la prima retrocessione in serie B con pronto ritorno nella massima serie l'anno successivo. I primi anni '60 furono segnati dall'arrivo del commendator Orfeo Pianelli: la gente granata ricominciò a sentirsi orgogliosa di tifare per quella maglia e lentamente la squadra tornò a essere competitiva. Nulla a confronto dell'ineguagliabile Squadrone di trent'anni prima, ma giocatori quali Aldo Agroppi e Angelo Cereser incarnarono quel tremendismo granata che ricominciò a fare impazzire la Maratona, in attesa dell'arrivo dei gemelli del gol, al secolo Paolino Pulici e Francesco Graziani. Stava nascendo una squadra in grado di dominare, insieme alla Juventus, tre quarti degli anni Settanta. L'entusiasmo tuttavia fu funestato dall'ennesima tragedia che turbò la squadra: la sera del 15 ottobre 1967, in un giorno storico che segnò l'esordio in granata di Aldo Agroppi, Gigi Meroni, il simbolo di quel Toro che rinasceva, fu travolto da un'auto mentre attraversava la strada. Era un altro duro colpo, ma ancora una volta il popolo granata trovò la forza di reagire. Il preludio della rinascita furono le due Coppa Italia vinte nel 1968 e nel 1971. Tre in particolare furono le stagioni da ricordare: nel 1971-'72, con Gustavo Giagnoni in panchina, lo scudetto svanì di pochissimo complici anche alcune sbagliate decisioni arbitrali. Nel 1975-'76, arrivò, meritatissimo, il titolo tricolore dopo il pareggio casalingo per 1-1 contro il Cesena il 16 maggio 1976. Il popolo granata era incredulo: dopo ventisette anni si ritornava a gioire. Il vero artefice del successo fu l'allenatore Luigi Radice, che da ex difensore del Milan di Rocco seppe trasformarsi nel più moderno dei tecnici italiani: fu lui a mostrare per la prima volta entro i nostri confini il pressing a tutto campo ed il gioco totale, con una squadra cortissima che copriva perfettamente ogni zona del campo. L'anno successivo, un incredibile duello tra Juve e Toro si concluse col successo dei bianconeri per 51 punti a 50, con la Fiorentina al terzo posto lasciata addirittura a 35 punti. Fu l'ultimo sussulto di una squadra ormai anziana e senza ricambi all'altezza. Il Toro tornò nelle retrovie della classifica sognando solo nel 1985 quando un gruppo di giovani guidati da Zaccarelli e Dossena seppe lottare inaspettatamente per il titolo, finendo però secondi alle spalle del Verona. Il declino della squadra è simboleggiato dall'incredibile cacciata di Sergio Rossi, l'ultimo grande presidente del Toro, letteralmente linciato dai tifosi che gli rimproveravano un non meglio precisato assenteismo. I presidenti che si succedettero alla guida della società fecero capire ai tifosi quanto assurda fosse stata quella protesta: nel 1989 arrivò la seconda rovinosa caduta in serie B ma il presidente-tifoso Gianmauro Borsano illuse tutti che sarebbero tornati i tempi belli. Ed infatti, alla strepitosa cavalcata del 1990 che riportò nella massima serie una squadra fortissima per la serie B, seguirono le stagioni più belle degli ultimi 20 anni: quinto posto nel 1991, addirittura terzo nel 1992 quando la squadra guidata in panchina da Emiliano Mondonico, il più grande allenatore che il Toro abbia avuto nel dopo-Radice, e sul campo da campioni come il portiere Luca Marchegiani, l'ala Gianluigi Lentini e la mezz'ala spagnola Martin Vazquez, tutti giocatori delle rispettive squadre nazionali, seppe agguantare tra la sorpresa generale la finale di Coppa Uefa, traguardo mai raggiunto, eliminando in una indimenticabile semifinale il Real Madrid ma dovendo soccombere in finale per la regola dei gol in trasferta contro l'Ajax. La doppia finale rimarrà come un simbolo della storia della società: 2-2 a Torino, 0-0 ad Amsterdam con tre-legni-tre colpiti dal Toro con Casagrande, Mussi e Sordo. Ma dietro a tutto questo si nascondevano i futuri guai: Borsano fece vivere per anni la società oltre i propri limiti, pagando stipendi fuori dalla norma e portando la squadra sull'orlo del fallimento. La cessione nell'estate del 1992 di Lentini al Milan, il simbolo di quella squadra nata dal nulla, fece infuriare la tifoseria che inscenò anche violente proteste per le vie della città. Alla presidenza salì il notaio Giuseppe Goveani che può vantarsi di aver vinto l'ultimo trofeo, la Coppa Italia del 1993 dopo un'altra incredibile finale contro la Roma, con vittoria per 3-0 all'andata e sconfitta 3-5 al ritorno con tre incredibili rigori concessi ai giallorossi dall'arbitro Sguizzato, all'ultima gara della carriera. Il crollo sembrava senza fine: Goveani dovette lasciare dopo aver indebitato la squadra per centinaia di miliardi. Sembrava tutto finito quando, a pochi minuti dal fallimento, Gianmarco Calleri, specializzato in salvataggi miracolosi, rilevò il Toro. Fu il vero inizio della Seconda Repubblica Granata: taglio totale dei costi, vivaio azzerato, spirito di maglia scomparso. Parlano i numeri: in nove anni, tre retrocessioni in serie B e ben cinque campionati disputati nella serie cadetta contro i due dei primi novant'anni di storia. Alle storiche sfortune si aggiunse anche lo spareggio promozione perso ai rigori nel '98 a Reggio Emilia contro il Perugia dopo che la squadra non fu in grado di mantenere i cinque punti di vantaggio a tre giornate dalla fine che aveva accumulato sugli umbri. Oggi è ancora serie B, squadra giovane, allenatore dal grande passato in granata, ed una sola grande speranza: poter festeggiare nel 2006 in serie A e con una situazione societaria finalmente all'altezza il centenario di una squadra unica.

 

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